Rapporto tra alimentazione e coscienza in oriente

articolo redatto dal Maestro Isidoro Li Pira, pubblicato sulla rivista "l'Accademia del Fitness"

Il rapporto alimentazione e coscienza umana è, nella cultura Orientale un tema che spazia senza confini, per svilupparsi in varie forme applicative dando specifici indirizzi.
È bene precisare che mentre in Occidente il concetto di alimentazione si identifica nella necessità nutritiva dell'essere umano, che tende a stimolare essenzialmente il gusto, in Oriente, tale termine è legato alla cultura salutistica del corpo, pertanto legato alla medicina sotto forma di terapia dietetica.
Sottilmente differente dal concetto di dietologia, che comunque ha riportato anche nella nostra cultura l'accento sull'azione fisiologica degli alimenti, anche se come cura per alleviare un disturbo, o un eccesso di peso; la terapia dietetica, che è parte integrante della medicina Cinese, è parte conoscitiva di qualsiasi medico tradizionalista integrata fra i cinque metodi di cura previsti, indirizzata a valutare gli alimenti, sia dal punto di vista qualitativo, che secondo l'effetto prodotto sull'organismo. Identificata come alimentazione naturale, insieme alla cura spirituale, alla terapia con le erbe, all'agopuntura, ed alle terapie col calore, si consolida allacciandosi all'applicazione filosofica dei cinque elementi, quest'ultima associata allo ying e lo yang.
La cura spirituale può essere occidentalmente alla psicoterapia, basata sull'educazione all'igiene mentale, tende a risvegliare la coscienza universale, la consapevolezza dei ritmi che ci circondano e con i quali ci muoviamo, i processi biochimici dell'essere umano, connessi all'alchimia corporea, sotto questa forma si inserisce il Qi Gong, genericamente chiamato "lavoro interno".
L'alimentazione naturale è il secondo metodo utilizzato per la salvaguardia della salute dell'individuo. L'utilizzo di metodi alimentari con il quale selezionare gli alimenti, le sostanze integrative presenti in natura, il metodo per equilibrare i cibi con i ritmi della natura e quelli del corpo, per aumentare le difese energetiche del corpo, stimolando quei processi di guarigione spontanea che differenziano le discipline terapeutiche Orientali dalle Occidentali. Il cibo visto come cura è una cultura che nel nostro mondo moderno ha perso la sua ragione di convivere con le abitudini del quotidiano, mentre ne faceva parte in passato come è ampiamente documentato dalla scuola Salernitana che, ad opera dei monaci, fù ufficializzata sul monte Cassino nel 1150 da Federico Barbarossa, per fare un esempio.
Quindi la terapia con le erbe che da sempre è legata alla medicina in generale, ma che nella medicina tradizionale cinese si estende sino all'applicazione di 30'000 piante officinali diverse suddivise per classificazione tradizionale ed a seconda del principio attivo Yin e Yang. Oggi poi ancora più, ampliata a tre suddivisioni: vegetale animale e minerale.
L'agopuntura. Per mezzo della quale è possibile intervenire in modo invasivo all'interno del corpo per mutare determinati equilibri energetici e ristabilire così uno stato di armonia salutare. Paragonabile alla chirurgia Occidentale, nell'agopuntura si inseriscono aghi sottilissimi di svariati materiali e diverse lunghezze su punti specifici, situati su canali radianti in tutto il corpo, riconosciuti genericamente come meridiani.
Infine la termogenoterapia, o terapia con il calore. Altra arte terapeutica cinese che utilizza una forza esterna Yang, il calore, per combattere una malattia interna Yin. È il caso della "moxibustione", delle coppette, anch'esse basate comunque sull'uso della scienza dei meridiani dell'agopuntura. In Occidente un'analogia, anche se su diversi principi, possiamo trovarla nelle cure termali, o quelle applicazioni che includono l'uso del calore.
Fatta la dovuta premessa, veniamo quindi alle regole che vincolano l'uso del cibo specifico alle diverse situazioni, visto dal punto di vista della medicina tradizionale cinese.

Mangiare solo quando si ha fame, rispettando i ritmi
Colazione e cena sono i due pasti principali per ogni cinese, lasciando al pranzo un'identità frugale. Entrambe i pasti principali si collocano in due momenti della giornata, specifici a dare al corpo il sostegno adeguato. La colazione crea le prime energie e per tale ragione è ricca e consumata con il ritmo dovuto. Quindi la cena, che chiude l'attività del corpo e per questo deve ristorare le energie perse, ma contenere cibi facilmente digeribili.

Utilizzare alimenti naturali
Per i cinesi nutrirsi in modo naturale non è una gran fatica visto l'enorme sviluppo delle risorse agricole, che basano la loro produzione esclusivamente su granaglie e vegetali.

Porre attenzione all'igiene ed alle modalità con le quali ci si nutre. Ad esempio la masticazione
Al contrario degli Occidentali, che trangugiano i cibi assumendo contemporaneamente bevande gassate, gli Orientali in generale consumano il cibo con proporzioni ed accostamenti equilibrati, sorseggiando il "te" alla fine del pasto, ciò per non appesantire eccessivamente il sistema digerente, che, con una giusta masticazione prolungata e l'apporto di saliva, si prepara con la masticazione a digerire il cibo.

Mangiare per nutrirsi e non riempirsi per saziarsi
Costipare gli organi principali, non permettendo loro di adempiere al loro lavoro, è una delle maggiori cause che generano disturbi al sistema nutritivo ed assimilativo del corpo. La quantità di cibo ingerito per pasto dovrebbe essere sempre proporzionale all'attività svolta o da svolgere. Gli eccessi generano comunque squilibri che sono percepibili quotidianamente da un corpo appesantito, e nel tempo dell'ampio spettro di disfunzioni generate dal corpo negli ultimi decenni.

Ingerire il minimo possibile di liquidi durante il consumo di cibo
La grande quantità di liquidi ingeriti nel corpo aumenta l'effetto degenerativo per eccesso. Se si tiene conto dell'ampia quantità di liquidi presenti nel corpo e di quella che è concentrata in molti alimenti, si può giustamente dedurre la proporzione adeguata con la quale è bene introdurre liquidi all'interno del corpo.

In conclusione, per mantenere un giusto rapporto con l'alimentazione è bene osservare che: è necessario riconoscere in sé stessi, i propri ritmi e le proprie esigenze; documentarsi sapientemente sulla qualità e le proprietà di ogni alimento; osservare determinate norme di igiene salutare, quali i tempi, modalità e derivazione del cibo, educandosi così a rispettare il cibo introducendolo nel proprio corpo con la stessa attenzione con la quale proteggiamo la sua salute.

Veniamo ora al tema dell'attività sportiva. Questa non discosta molto dalla visione del cibo precedentemente descritta, tranne che per modalità d'uso proporzionato.
Si è spesso, erroneamente convinti che il corpo di uno sportivo vada sovralimentato, o integrato di sostanze energetiche affinché questo possa migliorare le proprie prestazioni. È un tema questo che tocca i confini del paradosso, portando agli eclatanti casi di "doping".
L'accostamento attività fisica ed alimentazione deve esulare il lettore dal pensiero tipicamente Occidentale di prestazione fisica legata al concetto di sport. Per attività fisica in Oriente s'intende una profonda cultura intenta a fortificare il fisico e lo spirito, per migliorarne la sua salute, il suo stato di conservazione e l'energia che lo sostiene nel corso della vita. Per tale ragione la maggior parte delle attività fisiche, hanno come obbiettivo principale quello di potenziare il sistema difensivo del corpo per prevenirne l'invecchiamento precoce, nel rispetto delle reali potenzialità.
Da ciò ne deriva che anche l'alimentazione, per i presupposti che questa ha nel pensiero Orientale, si integra equilibratamente, senza alterazioni. Per meglio comprendere questo concetto possiamo prendere ad esempio l'effetto che ha il sovrapporto di sostanze integrative in un atleta, che dopo aver terminato l'attività sportiva in termini agonistici, o comunque a livelli di alta prestazione, rientra nei parametri di una alimentazione e attività fisica "normale". La maggior parte delle volte il metabolismo è così alterato che il periodo di assestamento può durare anni e in taluni casi questo non avviene più, e pertanto il corpo, abituato ad un certo tipo e ritmo di alimentazione, degenera nella sua struttura esterna, con conseguente soprappeso, o addirittura interna creando disfunzioni nel sistema digestivo e distributivo.








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