Educazione ai principi del Taiji Quan

articolo redatto dal Maestro Isidoro Li Pira, per la rivista Naturalis (giugno 1998)

Molto si è già detto e compreso su discipline orientali, come il Taiji Quan ed il Qi Gong, e possiamo affermare che, la cultura di queste ultime si è fortemente rafforzata anche nei Paesi occidentali a fronte di un'informazione divenuta sempre più raffinata.
Trattandosi comunque di "pratiche" che affondano le loro radici storiche e culturali lontano dalla nostra realtà, restano comunque tanti i dubbi, fra gli allievi, generati nel corso della loro pratica, piuttosto che le perplessità del curioso osservatore al primo impatto con le discipline Orientali.
Dubbi e domande ricorrenti, che il più delle volte trovano risposta nell'approfondimento, ma che nella maggioranza dei casi si traducono in incomprensione.
La mia esperienza mi permette di dire, che, la mancanza di educazione alle discipline in generale non permette a coloro che vi si avvicinano di comprenderne i più semplici scopi.
È indubbio che, chi per la prima volta ha un'approccio con tali culture lo fa per curiosità, piuttosto che per maturata ricerca e quest'ultima scaturisce solo sotto la guida di un'esperto.
Importante quindi, sia per il lettore, come per il praticante, capire che, la comprensione può dipendere sì da una buona informazione, ma, in special modo per il Taiji Quan ed il Qi Gong, dalla pratica approfondita, da un'insegnamento esperto, dalla propria intuizione spirituale e dalla conoscenza dei presupposti fondamentali.
Logicamente, per ragioni di spazio e per grandezza dei temi da trattare, ci limiteremo in questo testo a dare una breve ed elementare introduzione generale, facendo presente che, il contrario sarebbe in ogni caso come chiedere ad un cuoco cinese di elencare i vari gusti dei cibi da lui stesso preparati.
È bene specificare a priori, che tutte le discipline che si identificano fra gli stili cinesi traggono origine da un'unica radice. Senza quest'ultima si rischia in ogni caso di snaturalizzare la loro matrice culturale e quindi privarli di un'identità fondamentale al fine di una analisi.
Non fa differenza quale stile o disciplina cinese si prenda ad esempio, ma è importante poter riconoscere nella stessa contenuti fondamentali come: l'essenza dell'arte, la virtù dello spirito tradizionale, e la definizione tecnica, proprie del luogo d'origine. Queste sono componenti insite alla radice culturale dello stile, o disciplina che sia, a tale proposito appartengono a quest'ultimo inscidibilmente e vengono tramandate integralmente per migliaia di anni.

Classificazione di una pratica "esterna" e di un'altra "interna"
Una fra le più diffuse classificazioni, utilizzate nella pratica delle discipline Orientali e che più di ogni altra ha generato confusione nei praticanti, è quella che si identifica negli scopi e nei metodi.
"Esterno" ed "interno" sono spesso interpretate dai discepoli più inesperti come una vera e propria classificazione, per mezzo della quale si possono riconoscere stili differenti.
A detta di qualsiasi Maestro, ciò non rispecchia la realtà, in quanto, la vera differenza pratica fra i due metodi è nella "natura culturale" che ha dato loro origini e regole pratiche.
Natura culturale che va ricercata nei principi filosofico-religioso delle dottrine Buddista e Taoista. Infatti mentre la prima ha sviluppato una pratica "esterna" (wai dan), quella Taoista in contrapposizione ha indirizzato le proprie pratiche verso metodi "interni" (nei dan).
Con il passare degli anni e con il progredire della conoscenza sulle discipline i due metodi di lavoro hanno finito per confluire l'uno nell'altro a beneficio del completamento tecnico e potenziamento degli scopi. Di ciò si può avere riscontro nel lavoro sequenziale proposto dal "Do In" ed il "Qi Gong". Qui i due metodi si avvicendano e l'ultimo (interno) completa indirizzando in profondità il riscaldamento tendineo muscolare del primo (esterno).
Nel campo delle discipline Orientali quindi, parlare di interno e di esterno, è volere intendere un metodo di lavoro affine alla tecnica con il quale uno stile (o disciplina) concentra i propri sforzi pratici al fine del raggiungimento di un risultato finale (scopo).
In termini tecnici, la pratica "esterna" concentra i propri programmi di lavoro basandosi sull'allenamento di tecniche corporee e fisiche insite a sviluppare un energia muscolare e dinamica a supporto dei propri organi funzionali (interni al corpo). Nella pratica "interna", al contrario, si tende a costruire e potenziare l'energia interiore (Qi o Chi) dell'individuo, mediante esercizi specifici, per sostenere il lavoro muscolare e dinamico del proprio corpo.

Il Qi, cos'è e quali sono le sue applicazioni terapeutiche?
Cominceremo con l'affermare che, nella cultura Cinese il termine "Qi" (in quella Giapponese "ki"; in quella Indiana "prana" ecc.) identifica l'energia universale e che quindi ogni manifestazione di quest'ultima, presente nell'universo, è identificata con il termine "Qi".
Quando lo stesso termine è applicato all'individuo, si intende quell'energia che permette ogni tipo di circolazione corporea e che mantiene in vita un essere umano.
Basandosi su questa teoria i cinesi hanno studiato e ricercato il "Qi" per migliaia d'anni scoprendo che, il cambio perpetuo nelle manifestazioni della natura è animato da un'energia primordiale e che quest'ultima rispetta un proprio equilibrio, a sua volta dettato da leggi e fenomeni universali.
Seguendo connessioni ed interrelazioni fra tutte le cose esistenti in natura hanno analizzato e compreso che i processi ambientali e l'essere umano seguono regole di coesione ed armonia generate da tre forze primordiali, quella del cielo, della terra e dell'essere umano ("san t'shai").
La prima controlla le manifestazioni meteorologiche, le acque ed i disastri, scaricando sulla terra e sull'uomo la sua influenza; la seconda, la terra, seguendo l'influsso dell'energia celeste, produce, rigenera, o distrugge tutto quanto presente sul suo campo. Quindi l'uomo influenzato da entrambe le prime due, secondo le forze di un campo magnetico generato dal cielo e la terra vive in simbiosi con le stesse. Tutto ciò, influenzando la crescita culturale e spirituale cinese, è stato catalogato e codificato in un testo, definito la bibbia della filosofia orientale l'"I Ching" (tradotto come: il classico dei mutamenti).
L'attenta osservazione ed il supporto di un testo come l'I Ching, hanno permesso allo scenziato cinese di spiegare e dare una logica ai fenomeni ed agli eventi della natura, oltre che la comprensione dell'essere umano. L'esperienza maturata da ciò ha dato luogo alla presa di coscienza, che afferma di un'unica potente forza ciclica, in grado di realizzare ogni cosa, di un'energia intrinseca, appunto il Qi.
Questo, nell'essere umano, ha trovato grande riscontro allorché in parallelo si evolvesse a sostegno la medicina tradizionale cinese. Da ciò i cinesi compresero che l'armonizzazione del Qi nell'essere umano poteva incidere positivamente sulle influenze negative della natura, o che governando ed armonizzando la stessa energia si poteva prolungare il processo degenerativo del corpo umano. L'esperienza quindi diede vita a diversi sistemi e tecniche per potenziare il Qi nell'essere umano, coscienza che oggi maturando fino ai giorni nostri è stato possibile documentare per mezzo degli studi condotti dalla scienza moderna sulla bio-elettricità.
I metodi terapeutici impliciti al Qi sono molteplici, a tal punto che l'agopuntura, come pure, la diagnosi del polso, la pressione delle cavità (tui na) e le più recenti terapie traggono tutte spunto dalla millenaria esperienza tramandata dalla conoscenza cinese sull'"energia", concentrando il proprio sistema terapeutico sulla riarmonizzazione di equilibri perversi, così come li chiamano i cinesi, quelli responsabili dell'avvento delle malattie dell'essere umano.

Qi Gong - Cos'è? Qual è la differenza fra una "pratica marziale" in opposizione ad una finalizzata all'uso terapeutico del Qi Gong?
Probabilmente e quasi senza ombra di dubbio si può affermare che la pratica del Qi Gong ha cominciato ad avere un assenso intorno al 500 A.C.. Periodo in cui un monaco proveniente dall'india, ribattezzato in Cina come Ta Mo diede vita e scrisse su una tecnica denominata "yi tcin ching" (classico sui mutamenti dei muscoli e dei tendini).
La tecnica concentrandosi sul rafforzamento di questi elementi fisici non dava solo benefici salutari, ma aumentava l'energia indispensabile alla pratica marziale inclusa fra i programmi giornalieri del monastero buddista.
Da allora molte teorie e pratiche hanno preso vita basandosi sulla tecnica del tempio e di conseguenza molti stili marziali si sono sviluppati prendendo spunto dalle teorie originarie.
Avendo precedentemente spiegato cosa si intende per "Qi", sarà sufficiente tradurre il termine "Gong". In cinese Gong identifica la relazione fra energia fisica (sforzo) e tempo. Da ciò potremmo quindi identificare con il termine "Qi Gong", quella pratica che prevede un lavoro e studio approfondito sul "Qi" e che richiede il massimo dei nostri intenti e sforzi. Riferito all'uomo, il Qi Gong, è quell'allenamento specifico al potenziamento dell'energia interiore dell'individuo.
Questa tecnica può trovare applicazioni in diversi campi che spaziano dall'agopuntura, all'uso delle erbe per la regolazione del Qi dell'essere umano; al massaggio, alla tecnica di Qi Gong per l'uso marziale, piuttosto che all'uso terapeutico, fino all'espressione religiosa della coltivazione spirituale dell'essere. Implicazioni, queste appena accennate, che pur essendo differenti fra loro sono secondo il principio originario in stretta relazione fra loro. A dominare il principio è la mente "yi", che nel qi gong viene usata per canalizzare il "Qi" l'energia intrinseca all'uomo. Quest'ultima potenziata e correttamente indirizzata genera a sua volta ed a seconda degli scopi, fenomeni d'eccezionale rilevanza. Da ciò, tutto quello che è riferito ad un esercizio fisico e mentale può essere identificato con il termine Qi Gong.
La differenza che esiste fra una pratica marziale in contrapposizione ad una terapeutica è anche in questo caso definita dagli scopi. Le due pratiche infatti sono simili in natura dello stesso principio creatore, mentre si evolvono differentemente all'indirizzo di un diverso intento.
Seguendo questa spiegazione possiamo identificare, nella pratica del Qi Gong marziale, l'intento a concentrare il lavoro tecnico sul corpo e la propria energia "Qi" allo scopo di aumentare la potenza e l'efficacia. Mentre, nel caso di una pratica terapeutica, la salvaguardia del proprio corpo e quella degli altri individui sono individuati come i massimi risultati della pratica stessa.
La stretta relazione fra le due pratiche non le differenzia, ma al contrario le rende complementari, spiegando il perché è possibile in tale contesto che maestri di arti marziali, o di Qi Gong, possano essere al tempo stesso terapisti, se non addirittura dottori.

Il Taiji Quan
Canalizziamo ora tutta l'introduzione fatta verso la spiegazione del Taiji Quan. Inizieremo con l'affermare che, Taiji non è che uno dei sistemi di lavoro sul Qi. Quest'ultimo unito alla parola "Quan" rafforza la propria natura marziale lasciando spazio ai differenti approfondimenti di lavoro durante la pratica.
Generatosi secondo le teorie dell'equilibrio energetico, sviluppa i suoi principi marziali ed applicazioni terapeutiche tenendo presente quelle che sono: la capacità di controllo psicofisico individuale in rapporto con le energie e le forze circostanti a quest'ultimo. Seguendo le indicazioni dettate dagli stili "interni", convoglia i suoi sforzi concentrandosi sul rafforzamento del Qi, per mezzo di un controllo rilassato del lavoro muscolare.
La nascita di questa disciplina risale al 1101 A.C. ed anche se ampi riferimenti conducono ad un monaco taoista denominato Chang San Feng, restano a tutt'oggi incerte le sue origini.
Del Taiji si sa di certo che a fronte della sua evoluzione marziale esiste una forte componente che lo accomuna alla medicina tradizionale cinese. Lo dimostra il fatto che, il primo scopo e talvolta il più arduo per un principiante, si concentra sullo sviluppo dell'intuizione mentale. Perché questo succeda è necessario sviluppare un controllo sulle proprie emozioni, in maniera tale che questi non influenzino negativamente l'equilibrio intuitivo della mente.
Quest'ultimo favorisce e sviluppa il giusto atteggiamento fisico influenzando la pratica per mezzo di un opportuno rilassamento muscolare. Per fare ciò è indispensabile una postura corretta, un'esecuzione tecnica precisa, un giusto ritmo respiratorio ed una adeguato tempo di lavoro.
Questi elementi indispensabili per maturare una buona pratica nell'allenamento del Taiji Quan, interagiscono fra di loro, realizzando lo scopo principale del Taiji Quan e che si identifica come equilibrio del "sé". Individualmente e per meglio rendere interprete dei propri progressi il praticante, ogni componente tecnica è implicita ad un riscontro con l'organismo interiore. La postura ad esempio, per mezzo del controllo del peso corporeo sulle piante dei piedi, a favore dell'alleggerimento dei talloni induce all'attività dei reni; organi filtro dell'energia dell'essere umano, ed aumentando il controllo dell'attività cardiaca, che nella pratica del Taiji Quan non viene mai sollecitata.
Ancora la postura favorisce all'energia primordiale di scorrere lungo il midollo spinale, in conseguenza al controllo della linea della colonna, così facendo, l'energia risalendo verso l'alto alimenta l'ipofisi, ghiandola endocrina responsabile dell'intuizione e dell'equilibrio mentale dell'individuo.
Il rilassamento dei muscoli e dei tendini permette all'energia che dapprima si concentra e si diffonde trasversalmente al corpo di fluire in tutte le direzioni, alimentando la circolazione sanguigna ed il giusto rapporto fra lavoro fisico e dispersione energetica.
Infine la respirazione, elemento primordiale più vicino al concetto di lavoro del Qi, è il propellente indispensabile perché tutto si muova, riceva energia, si combini, si carichi e si scarichi, influenzando la sensibilitè epidermica, quest'ultima stimolata dai continui mutamenti del corpo durante le differenti fasi di lavoro.
Durante l'attività regolare della respirazione due principali elementi organici vengono stimolati dalla pratica. In primo luogo i polmoni e la loro connessione con la dinamicità o ritmo del movimento; la seconda è la concentrazione che deriva da una così detta autoipnosi mentale, che per mezzo del controllo sul ritmo respiratorio favorisce un'intensità calma cerebrale più in sintonia con l'equilibrio corporeo.
I classici esprimono questo concetto con la mutua dipendenza fra il cuore e la mente, descrivendo che tale successo genera lo stato meditativo, quindi in conseguenza a ciò il ritmo cardiaco rallenta, la mente si illumina di chiarezza e l'essere umano entra nella sfera della reale meditazione.